Un’esperienza gustativa enfatizzata e baciata dal contatto con la terra ha riunito con schiettezza diciotto produttori di vini naturali che sono giunti dalla Francia come da Milano, dalla Spagna come dalla Campania e dalla Calabria, da Pantelleria e Ragusa come dall’Etna che è stata la sede ospitante nello spazio interno dell’ex corte di Palazzo Previtera seicentesco (appendice dell’attuale Museo d’arte contemporanea collocato dentro allo stabile), dove si conservavano le nocciole del vulcano a Linguaglossa ed appartenente alla storica famiglia del luogo. La manifestazione si chiama “Solo Uva” ispirandosi alla filosofia di vita “Natura, guidami tu” ed è stata una Prima Edizione, ben riuscita (nonostante le intemperie che avrebbero potuto scoraggiare l’utenza) e messa su da uno dei pochi produttori di vini naturali etnei ovvero il francese Romain Cole di “Giardini ColeRinger”, in qualità di Direttore Artistico e dal proprietario del sito culturale Alfio Puglisi, nonché studioso d’arte contemporanea, fondatore di Sarp Gallery ed erede dei titolari di Palazzo Previtera, a sua volta adibito a struttura ricettiva di lusso. A caratterizzare la Kermesse fieristica è stata la presenza di questi imprenditori che si focalizzano nella loro carriera sulla coltivazione del nettare degli Dei, senza aggiunte di sostanze chimiche e riconoscono una maggiore identità nei prodotti che ne derivano. Durante la giornata dalle ore 10 fino alle 17:30, si è potuto conversare dal vivo con i protagonisti ingaggiati dal francese Cole, affezionarsi alle loro storie e sorseggiare le loro referenze che sono state sistemate nell’ex grande deposito di nocciole. Assolutamente condivisibile la scelta di disporre all’ingresso anche l’acquisto popolare del calice per portarlo a casa, in sintonia con la massima premura verso la sostenibilità.
Nella stessa serata già alle ore 19:30, è stata organizzata una cena molto bella, privata ed esclusiva per il gruppo di vignaioli, a lume di candela e a base di agrumi della famiglia Previtera, chiudendo i battenti al pubblico, con la preparazione dell’Enoteca Naturale di Milano e lo chef GianMaria Errico che ha lavorato con chef stellati, a New York da “Aska” e in tanti celebri ristoranti.
Come tiene a sottolineare l’esperto Alfio Puglisi, la scelta della piattaforma artistica è dettata dal fatto che l’ex struttura agricola si sposa graziosamente con la potenza del messaggio dei vini naturali che si trasferiscono in bottiglia dalla sola fermentazione alcolica dell’uva e fa sì che ogni etichetta abbia una sua pregnanza culturale e un richiamo alle origini da parte di chi lo congegna: se pensiamo per esempio a “Fatima” di Romain Cole, la denominazione di fantasia viene assegnata per l’attaccamento dell’imprenditore parigino verso un altare con la Madonna omonima, che è stato scovato in un anfratto collinare di Linguaglossa (questo molto suggestivo su cui l‘etneo di adozione si reca spesso e volentieri a meditare). .
Cole, insieme a sua moglie Ginger Ringer, si è fatto calamitare, un anno e mezzo fa, da “A’ Muntagna”. Approdato sul versante nord per un documentario sulla Catalogna perché lui è fotografo e la consorte attrice, si innamora di questa micro farm a Randazzo (Contrade Nave e Tartaraci) tra alberi di castagne ed olive e piante di rosmarino, la compra ed inizia a realizzare vini naturali. Produce 10 etichette, compreso un Vermouth e 3500 bottiglie l’anno, di cui 700 dell’etichetta “Nessun ci dividerà”, costruita con uve Grenache di quattro vigne ad altitudini diverse tra 900 e 1050 metri, che affinano un anno in botte di castagno e sei mesi in bottiglia. Il suo mercato adesso è con i vini del 2022 ed è prevalentemente estero: Svizzera, Giappone, Danimarca ed Inghilterra. Romain e chi bazzica nel settore dei Naturali adoperano la mescolanza di vino rosso e bianco dei vari vitigni autoctoni dell’Etna. Per quel che riguarda le referenze “Tutto passa” e “Non finito infinito” contengono infatti sia Nerello Mascalese che Cappuccio, Grecanico dorato, Grillo, Catarratto e Carricante e maturano solo in vasche di acciaio. “Fatima” è la pressa diretta di “Tutto passa” (uve bianche e rosse raccolte e vinificate insieme in damigiana per creare un “pet nat” dal mosto, una sorta di micro cuvée in 70 bottiglie. Tra i partecipanti nella pittoresca vetrina, c’era anche il “Primitivo” dai terreni di Maletto che risiede un anno in acciaio e sei mesi in bottiglia. Il “Tessitore 22” è una bottiglia formato magnum con un blend di Grenache, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, che compie otto mesi di macerazione a grappoli interi, senza l’impiego della pressa diretta (solo succo macerato). Ancora “E la nave va”, una chicca di rosso con vigne pre-fillossera Nerello Mascalese e Grenache di 120 anni ed “Ephalump” che è un Grecanico, sottoposto a passaggio in legno di castagno per un anno e un semestre di bottiglia.
Nel corso della mia degustazione, da valorizzare lo Special Guest, “Selvatica Lab” di Marco Pilato e Leonor Corrales Retana provenienti dal territorio di Mascali, sempre nel circuito Etna. Lui ingegnere biomedico e lei agronoma tropicale e tecnologa alimentare si sono inventati un laboratorio creativo all’interno dell’azienda BIOagricola Bagolaro, andando a sviluppare una linea di Petnat di tè e kombucha, nata dall’istinto selvatico della coppia con le materie prime di Bagolaro. Attraverso un incontro di acqua di sorgente, con la giusta selezione di tè ed erbe territoriali, i due giovani hanno sfoggiato un P-Etna Tea minerale, leggermente frizzante e con poco alcol.
Ho trovato molto interessanti e pregevoli alcune compagini aziendali tra cui “Anna Serra & La Salada” dalla Catalogna, lo chef esperto Simon Gastrein da un borgo argilloso e minerale della Loira e “Cantina Giardino” da Avellino. Anna Serra ha portato delle intense espressioni di Macabeu e Tempranillo. Lei ha lasciato Barcellona nel 2010 per imparare le tecniche di produzione del vino con il suo socio Toni Carbò; insieme a lui, è stata raggiunta dalla rivelazione del vino naturale. Nel 2021, ha intrapreso il suo progetto di generare le bollicine con tre petnat senza alcun intervento quali “La noia nel bosco”.
Simon Gastrein è riuscito a collegare l’ardore per il cibo con il vino, imparando dal nonno che viveva tra i filari e confeziona adesso una egregia Cuvée de Gamay naturale “La Curatte” 2021, grazie ai suoi cinque ettari vitati, disponibili nella tenuta “Hameau Toucheboeuf”. E’ tornato nella sua patria francese dopo essere stato per parecchio tempo in Sud America. Simon è un personaggio autentico che vuole fondersi con il mood ancestrale coltivando, in mezzo alle vigne, anche noccioli, frassini, tigli, rosmarino e mandorli, senza isolarsi dal mondo animale tra una mucca e pecora, di cui si occupa meticolosamente.
I coniugi Antonio Di Gruttola e Daniela De Gruttola di “Cantina Giardino” si sono presentati da buoni campani così: “Siamo vignaioli liberi, non chiedeteci di essere classificati”. Sfruttano anche vigne antiche, che rappresentano per loro la traduzione di vini più spigliati e hanno iniziato ufficialmente nel 2003 sul Monte Marano però hanno perseguito la fermentazione spontanea già alla fine degli anni Novanta. Antonio è un tecnico a tuttotondo, con studi in Tecnologie Alimentari e specializzazione in Enologia e Viticoltura. Il duo imprenditoriale lavora su 5 ettari di proprietà e 25 in fitto, in una superficie bucolica tra bosco, seminativi, ulivi ed alberi da frutto. I propri vitigni di spicco: Falanghina, Coda di Volpe, Fiano e Greco. Il primo vino “Drogone” – Aglianico in purezza, poi Volpe Rosa con un bel piglio d’intensità e Fiano Gaia nel 2004. La distribuzione di “Cantina Giardino” è per il 90% fuori Italia: negli Stati Uniti, Giappone, Australia e Inghilterra prevalentemente e tutto il Nord Europa. Ci sono 32 vini sperimentali all’interno dell’Azienda avellinese. Jonas Mosesson, artista rinomato svedese, ha disegnato le etichette attrattive di “Volpe Rosa”, “Sofia”, “Fra”, “Tarara” (“Carpe Diem” nel dialetto locale) che è un Greco e “Paski” che è un Coda di Volpe Bianca. Lo chef Carmelo Chiaramonte – patron dell’Osteria rituale “Caro Melo” a Donnalucata, appassionato dell’evento e loro grande amico, ha distribuito, nello spirito conviviale, pane casereccio e porchetta.
Ancora Francia, con Lori Haon che ha costituito il “Domaine du Petit Oratoire”, ben 23 ettari di vigneti curati con metodo biologico e metodi a base di oli essenziali e purine. E’ molto conosciuto nella dimensione dei vini naturali e ha metabolizzato il suo sapere in Alsazia e Borgogna.
Da Roma alle terrazze di Banyuls – sur – Mer in Francia, ecco la storia di Francesco Kiko PESCI che dalla giurisprudenza diventa sommelier e viene trascinato nella coltivazione dell’uva da Manuel Di Vecchi, vignaiolo che già viveva nel primo Paese europeo dei vini.
C’è la testimonianza di una ineccepibile cura e formazione per la pratica vignaiola con Fabio del Palmento cioè Fabio Signorelli che produce dal 2016 a Piedimonte Etneo ma è originario di Marsala, con il Dna di viticoltori di quella zona. Dà il meglio di sé con la varietà principe di Nerello Mascalese.
Ci spostiamo nel ragusano, a Vittoria (regno del Cerasuolo Docg), con Biagio di Stefano e Vittorio D’Angelo e la “Società Agricola Vin B”. Qui loro coltivano il Frappato, il Nero d’Avola e la cultivar di Tonda Iblea ed esercitano l’agricoltura rigenerativa.
Un’altra azienda di Chiaramonte Gulfi con Nikolas e Waiana dell’Azienda “Kalma Wines”, lui tedesco e lei neozelandese, che sono immersi nella natura a più non posso. Rapiti dal loro reciproco amore nell’azienda Cos, hanno traslocato in Francia nel 2020 e, passando per la Nuova Zelanda, sono rientrati in Sicilia. Nel frattempo, due figlie. Si dedicano solo ai fermenti naturali e alla pressatura diretta.
Tra gli ospiti portabandiera dell’ambiente con le proprie creazioni, c’è chi produce sidro naturale dalla Normandia come Pierre – Edouard Robine che ha recuperato la fattoria del padre; a “Solo Uva” ha esposto sidro e perry del 2019 e perry del 2023 quindi oltre al sidro, alleva manzo, coltiva peri e raccoglie piante selvatiche. C’è chi è sempre richiamato dalla Sicilia dopo gli studi di psicologia come Nerina Cardile di Solicchiata – Castiglione di Sicilia, ripartendo dall’assunzione nell’azienda Vino di Anna. C’è chi di contro non abbandona mai l’Etna e tenta di diffonderne i contrasti di bellezza come Gloria Di Paola, rimboccandosi le maniche con la vigna di papà e innalzando il progetto TRE.MI.LA (Tracastagni – Milo – Lavinaio). Produce vini da tre versanti diversi. C’è chi decide dopo esperienze di vignaiolo all’Estero come in Nuova Zelanda di prendersi cura di 14 appezzamenti a Pantelleria insieme alla sua compagna vedi Francesco e Nicoletta di Tanca Nica. C’è il calabrese della Costa Viola “Racina Wine”, nata nel 2020 che esprime le varietà autoctone di Moscato d’Alessandria, Alicante, Inzolia e Greco bianco. Ancora Edoardo Blanda, il vignaiolo del piccolo borgo della costa ligure che ha viaggiato mezzo mondo, ha incrociato per la prima volta a Milano il vino naturale e continua a vagare per cantine. “Solo Uva” non si è fatta mancare la rappresentanza del Veneto, ben gradita con Alberto Fasolo e l’Azienda “Faedesfa – Agricola Fasolo Paolo” dai Colli Euganei e Vinyer de La Ruca con Manuel di Vecchi Staraz a descrivere lo sforzo e l’impegno in una area dove la pioggia è ormai un’aliena.